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Scultura in ferro e rame dipinto, esempl. unico, 1952, cm28x54x13.5

Provenienza
Galleria La Scaletta, San Polo d'Enza

Esposizioni
Grandi maestri piccole sculture,da Depero a Beverly Pepper,a cura di Lara Vinca Masini,Pistoia Palazzo Sozzifanti,6 aprile-30 giugno 2013,cat pp300-301,illustarta a colori.

Pubblicazioni
Grandi maestri piccole sculture,da Depero a Beverly Pepper,a cura di Lara Vinca Masini,Pistoia Palazzo Sozzifanti,6 aprile-30 giugno 2013,cat pp300-301,illustarta a colori.

vetrata anni '50 (0082)

( Fabriano 1914 – Arcevia 1986 ) Artista poliedrico, vicino al gruppo "Origine "di Burri e Capogrossi, fa emergere, nelle sue opere, una forte inclinazione a cesellare ed ornare la materia metallica , derivante dalla sua attività in campo orafo e come medaglista. Studia alla Scuola d'arte di Matelica e inizia a lavorare il marmo e il cemento. Nel 1927 si trasferisce a Roma dove studia prima presso il Museo Artistico Industriale e poi all'Accademia di Belle Arti. Entra in rapporto con l'ambiente artistico e culturale romano frequentando Balla e Prampolini, Cagli e Afro, Mirko e De Libero, Fazzini ed altri. Nel 1938 prende lo Studio in via Margutta ove, nel dopoguerra, ospiterà Burri, si sposa e comincia a insegnare nel Liceo Artistico di Via Ripetta; in seguito sarà Direttore negli Istituto Statali delle Marche. Partecipa alla guerra in Albania e in Grecia, viene fatto prigioniero a Creta dove sarà internato quattro anni al termine della prigionia subirà un drammatico naufragio a bordo della nave che lo riportava ad Atene. Dopo gli esordi figurativi sotto la guida di Quirino Ruggeri, un altro artista marchigiano vicino alle poetiche di Novecento, Mannucci viene attratto dalle possibilità della materia di esprimere emozioni profonde. Lo scultore, con azione demiurgica, libera il materiale grezzo e grumoso dalla sua gravità mediante il movimento, cosicché l’energia imprigionata nella materia si svincola trasformandosi in moto. Il tutto con grande potenza espressiva e con assoluta originalità lessicale, pur ricondotta nell’ambito di quell’informalismo materico - gestuale che vede in lui un antesignano. Negli anni '50 frequenta gli artisti di Art Club ed è vicino al Gruppo Origine (Burri, Capogrossi e Colla); comincia a confrontarsi nella ricerca sulla materia, prediligendo il ferro, l'ottone e il bronzo. Da questi anni inizia ad esporre in mostre importanti, personali e collettive, nazionali e internazionali. Numerose sono le commissioni per opere pubbliche quali il Monumento alla Croce Rossa di Solferino, gli arredi per la Chiesa della Sacra Famiglia di Fabriano, la scultura per la Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana. Molto intensa, accanto a quella di scultore, è l'attività di produzione di medaglie e di gioielli. Nel 1966 riceve la medaglia d'oro del Presidente della Repubblica per meriti artistici. Vive tra Roma e Arcevia dove muore nel 1986. Alla fine della sua vita Mannucci recupera un certo modello di classicità ed equilibrio e, dalle forme guizzanti nello spazio, in fuga lungo veloci vettori rettilinei o spiralici, sempre aperti, si converte alla forma chiusa della circolarità, archetipo della perfezione e della misura.

Edgardo * Mannucci